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Brooklyn

Eccoci, finalmente siamo a New York.
Ce lo siamo dette mille volte in questi mesi, e ora ci siamo.

Qui e’ tutto enorme, quasi eccessivo. Fa impressione tutto, gli spazi, le folle, le distanze.
Ieri il fuso orario ci ha uccise, ma siamo riuscite a stare in giro fino quasi alle dieci, e abbiamo girato e camminato in lungo e in largo fino a Washington Av.

Oggi ci siamo avventurate giu’ a Lower Manhattan, la voragine di Ground Zero fa un certo effetto. Una lunga passeggiata lungo l’Hudson ci ha fatto sentire in vacanza, ma poi… tiriamo la monetina: testa si va a Wall Strett, scritta si va a Brooklyn. E il destino ci ha portate sul ponte, stupendo, una passeggiata sotto un sole cocente, ma poi… ci siamo innamorate di questo quartiere e ci abbiamo passato tutto il pomeriggio, camminando a caso, seguendo le strade che ci sembravano piu’ interessanti, sentendoci ogni tanto in Inghilterra e ogni tanto in Olanda. Gruppi etnici di ogni parte del mondo ci ricordavano che eravamo davvero in un melting pot a cielo aperto…

Bello, proprio bello. Ora andiamo a discutere con quattro cretine che stanno in camera con noi.
Stamane sono rientrate alle sette e al grido di “Oh, new friends!” abbiamo cominciato la giornata pensando che il mondo e’ pieno di gente strana… Loro andavano a dormire (e stanno dormendo tuttora!), noi iniziavamo a scoprire la Grande Mela…

Punti di vista e prospettive, e’ bello anche cosi’. O forse e’ bello proprio perche’ e’ cosi’…

Anna e Giulia - June, 28 th 2008

 

La sfida sul Grignone

Weekend di sfida in montagna, che per i nostri novizi si chiama Challenge.
Eravamo sul Grignone, partenza sabato mattina da Primaluna, le coppie partono fra le 10 e le 11.

Grignone

Prima tappa: rifugio Pialeral. Quattro ore di sentiero secondo il CAI, i migliori arrivano in poco più di tre, corrono come lippe, noi spingiamo i più lenti e le più lente, qualcuno arranca, altri si perdono di fronte a un bivio, ma li recuperiamo.
Al Pialeral parte la cronoscalata. Senza zaini, fin quasi al bivacco Merlin. Lassù c’é neve.
Il tempo regge, per fortuna.
Arrivo al Pialeral e mi vengono incontro i miei. Sono orgogliosi, sono riusciti a fare anche la crono in tempi più che dignitosi, ora li aspettano alcune prove di topografia, nodi, primo soccorso.
Il tempo sembra dalla nostra parte, riusciamo perfino a celebrare la Messa senza una goccia d’acqua.
Troppo stanchi per qualsiasi altra idea luminosa, ci si imbusta tutti nei sacchi a pelo, l’umidità comincia a farsi sentire e il freddo penetra nelle ossa, meglio dormire. Noi Capi siamo stesi, i ragazzi hanno ancora energie da sprecare… attenti, domani sarà lunga…

I primi Capi partono alle 6 per andare avanti lungo il percorso, i check point lungo il sentiero aiuteranno i ragazzi a non perdersi. Le coppie partono in ordine inverso, dalla più lenta alla più veloce e fra le 7 e le 8 sono di nuovo tutti in marcia. Prima di ripartire noto un viso familiare, un escursionista si sta rinfrescando alla fontana e mi sembra di conoscerlo. Eh già, è lui, padre Silvano. Mi fa piacere vederlo da queste parti, come sempre sa stupire.

I ragazzi sono lungo il sentiero, giù per la traversata bassa, proseguono a scendere passando il rifugio Porta e poi il Pian dei Resinelli. L’arrivo è a Mandello.

In testa c’è sempre la solita coppia d’assalto, per la classifica maschile c’è un record: dal Pialeral a Mandello in tre ore e mezzo. Volavano? A vederli correre con le loro bacchettine sembrava proprio di sì!

Anche le ragazze si fanno onore, la mia è a Mandello alle 12 in punto e quando arriva me lo ripete cento volte. Entusiasta e soddisfatta, saprà a breve di essere arrivata… seconda!
I maschi non sono male, si classificano al quinto posto.

Le sfide sono una benedizione quando non sono affrontate con ansia da prestazione, ma con grinta e voglia di farcela. E quando i ragazzi raccolgono la sfida è un piacere guardarli camminare.

Bravi, proprio una buona Strada!

Anna, 15.VI.2008

Dal Canada

Finalmente ho sentito la Ina dal Canada. Solo in chat, niente viva voce perché non trova internet point che permettano di usare cuffie e microfono, però… ecco, mi ha fatto un gran piacere.

Mi fa strano pensarla dall’altra parte del mondo, anche se non è la prima volta che ci sono migliaia di kilometri che ci separano e un buon numero di fusi orari a metterci in confusione. Epperò… questa volta è diverso. Sarà che è in viaggio di nozze, sarà che non è in route, sarà che io sono in un periodo un po’ così, non lo so, però quando ho letto le prime righe della chat mi sono proprio emozionata.

Sono stati nel parco dell’Algonquin, vivendo il regalo che abbiamo fatto loro per le nozze. Tre giorni in canoa lungo i fiumi e i laghi di questa zona del Canada che li ha accolti subito dopo il loro arrivo. Si sono divertiti, hanno pagaiato, hanno visto luoghi e animali da Nature… Speriamo che non abbiano esagerato nel dirci che gli è piaciuto e che gli sia piaciuto davvero!

Parco Naturale dell\'Algonquin - Canada

Quando mia sorella è lontana sento la sua mancanza molto più di quando è nei paraggi, anche se possono passare dieci giorni senza vedersi. E’ sempre così per tutti, lo so, però mi sto chiedendo se quando torneranno in Italia questo suo vivere nelle lande del biellese non inizierà a pesarmi un po’.

Vorrà dire che imparerò per bene la strada che porta a casa sua.

Anna, 8.VI.2008

La serva amorosa

Stasera Goldoni al teatro Out Off.
Esco da scuola alle otto sparata, mi infilo sul 12 e scendo davanti al teatro. Meno male che i miei han già preso i biglietti e mi stanno aspettando, riesco perfino a bere un caffè prima di entrare.
Se lo spettacolo non è bello sono spacciata, la dormita è assicurata. E invece…

Teatro OutOff

… e invece lo spettacolo è bellissimo, dall’inizio alla fine.
Gli attori sono bravi, il testo è di livello, ma a fare i complimenti a Goldoni non mi ci metto di certo io…
Diretto sul pubblico, divertente, coinvolgente, davvero godibile perfino da una maestra stanca.
Scenografie con una serie di giochi di tubi innocenti e un enorme muro di pietre con pilastri sullo sfondo. Ricavano ambienti con tele semitrasparenti e occupano lo spazio in modo particolare, tanto movimento degli attori e costumi che mi hanno fatto innamorare.

Bello, lo consiglio.

Anna, 4.VI.2008

A metà maggio abbiamo iniziato a giocare. Tutto è iniziato davanti al cimitero di Lambrate, nel tardo pomeriggio. Un gioco a squadre per la città, qualche decina di prove da affrontare, fotografie da trovare o da realizzare, luoghi da scoprire, persone da incontrare e da cercare.
Un gioco di collaborazione urbana, come lo chiamano i suoi creatori.

Poi abbiamo continuato a giocare in rete, per portare la città dentro la rete e la rete dentro la città.
La internet che si fa rete di persone, e ancora una volta mi riporta le idee e l’atmosfera che respiravo qualche anno fa, parlando di comunità online.
E mi piace l’idea di giocare in città, di scommettere sulle sue potenzialità.
Credo ci sia un potenziale inespresso, un’energia inespressa: e siamo tutti più poveri se non impariamo a liberarla.

Hundertwasser

Bella questa idea di guardarsi intorno per scoprire e riscoprire, per riappropriarci con fantasia e creatività dei nostri spazi e del nostro tempo. Siamo troppo abituati ad accettare la città così com’è, abbiamo addormentato il desiderio di lasciare un tocco di originalità nel quotidiano del nostro vivere le piazze, gli edifici, le vie…

Mi sono innamorata delle curve colorate di Hundertwasser e delle forme di Gaudì, della sfrontatezza della loro originale visione della città. Del loro coraggio, anche. Vorrei giocarmela così la mia Milano, con le forme e con i colori. Osando.
E chissà che il gioco non riesca a colorare anche i giocatori.

CriticalCity
Libera il gioco, conquista la città.

Anna, 1.VI.2008

Il segreto vero è questo, mantenere la calma.
Non è affare da poco, sembra facile a dirsi e a scriversi, ma è tutt’altra cosa quando ti senti immersa in un flusso di eventi che si moltiplicano giorno per giorno. Eppure… eppure è l’unico modo per riuscire a non perdersi e a non perdere di vista dove sono. In questo momento mi sento letteralmente avvolta nelle scadenze, nelle richieste, nelle questioni da affrontare e da risolvere. La scuola, la fine dell’anno con i bambini, le mille attività a cui sono chiamata per questa conclusione del quinquennio dei bimbi, e poi l’università con le sue lezioni, gli esami, le relazioni. E poi l’attività con i ragazzi, Sarajevo..

Un po’ sto perdendo colpi, me ne rendo conto io stessa. A volte mi sembra di affogare, altre volte di essere già affogata, sforzandomi di imparare a respirare nell’acqua come i pesci. E mi va bene che parlo ancora di acqua, significa che non ho perso l’ottimismo e il buon umore!

Festina lente

E di nuovo mi ripeto, mantieni la calma.
Ragiona, non lasciarti trascinare dagli eventi, non cedere alla tentazione di lasciarti risucchiare dal vortice: complicheresti ulteriormente le cose.

In questa serata di fine maggio, ancora una volta, risuonano le parole di Benni.

Serena e infallibile, come un Baol…

Anna, 21.V.2008

La gita

Oggi erano tutti su di giri, esagitati, emozionati.
Domani si parte per la gita scolastica!
Mi sembra il titolo di un film di Pupi Avati, La gita scolastica.
Confido che sia più allegra di un film di Avati… ma direi che ci vuole poco!

Etruschi

Andiamo in Toscana, anzi, in Tuscia. Sulle tracce degli antichi Etruschi.
Non so quanto siano interessati agli Etruschi, ma di certo sono elettrizzati all’idea di partire. Io un pochino meno, dovrei già essere in branda perché domani la sveglia è alle 6, ma sono quasi sicura che mi divertirò.

E’ buffo, è la prima volta che partecipo a una gita scolastica… senza far parte della classe.
Va beh, ma tutto è stato buffo quest’anno. Anche un po’ faticoso, a dire il vero, comunque non è il momento di fare i bilanci, ci sono ancora le ultime settimane prima della fine della scuola e quindi aspetto a tirar le somme.

Intanto… si va in gita!

Anna, 13.V.2008

Danze

Mara ha la passione delle danze popolari, da diversi anni frequenta gruppi e feste, è diventata proprio brava. Quando ha compiuto i fatidici trenta le abbiamo regalato una bellissima gonna e le scarpette.
E’ da qualche tempo che propone serate in Burigozzo, per imparare e per ballare un po’, prima che si apra la stagione delle feste in giro per la provincia, prima che si balli sulla piazza d’armi del Castello.

Ho deciso che ci sarei andata e così ho fatto. Mia mamma pensava scherzassi quando le ho detto “Sono un po’ stanca, ma esco a ballare”. Si è ripresa dallo choc solo quando ho precisato…

Era da un pezzo che non ballavo queste danze, forse da quella volta su in Val di Lanzo, con quel gruppo occitano che sembrava mettesse la tarantola.

E dopo le danze la Scàsetta offre Sarajevska e chiacchiere fra amiche e maestre.
Eh già, anche Mara è una maestra. Al Grato, come dice lei. Periferia della città, in prima linea anche se talvolta le par d’essere l’ultima.

Danze popolari

Questa sera abbiamo ballato una danza ebraica che mi mette sempre una certa emozione.
La stessa che vidi ballare, in quell’ottobre di tanti anni fa, al cimitero di Canzo, e che non ho più dimenticato.

Vorrei che Mara la insegnasse anche al Clan, prima di partire per la Terrasanta.
Che bello, sarebbe, danzarla laggiù.

Anna, 7.V.2008

La bella stagione

Peanuts

Il limone è vivo, anche se avrebbe voluto vedermi qualche settimana fa anziché ieri.
I gerani sono belli e colorati: abituati ad arrangiarsi, hanno saputo sfruttare sole e acqua per non soffrire e se la sono cavata senza il mio aiuto. Le fragole non ci sono più già dallo scorso anno, mentre la begonia è ormai enorme e il gelsomino si è rinvigorito non poco. Bravi ragazzi.

Gelsomino

Non mi sono goduta i bulbi: tulipani e narcisi hanno finito di furoreggiare e io li visti appena. E’ l’Amaryllis che voglio aspettare, ed è già lì, pronto a stupirmi… Iris, gigli e giacinti: presenti! Anche la Dalia è al suo posto e i tropicali di Matteo sembrano in buono stato, aspettiamo la fioritura…

Ho chiesto ad Aldo di mandarmi suo figlio per cercare di sistemare la struttura di ferro che si è piegata, ormai è tempo di lasciarla a mani esperte: la nevicata eccezionale di due anni fa l’ha semidistrutta. Ora vuol tornare agli antichi splendori.

E’ arrivata la bella stagione, ho aperto il terrazzo.
Ho ripreso a prendermene cura.

Buon segno.

Anna, 4.V.2008

Monica e Lorenzo

Escher, Bond of Union - 1956

Lorenzo ha conosciuto Monica, dapprima gli è piaciuta, poi le ha voluto bene.
Mi piace Lorenzo, perché è un uomo che sa voler bene. E’ paziente e attento, mette da parte l’orgoglio e sa far spazio agli altri. E poi sa far spazio per accogliere Monica.

Monica è talvolta un turbine, un vortice energico che ti avvolge e ti attira a sé. Ha incontrato Lorenzo e si è lasciata abbracciare, ha sentito, forse, di aver bisogno di un uomo con le braccia forti, con un abbraccio che fosse insieme di vento e di terra. E si è sentita amata, gli ha voluto bene.

L’amore è un dono grande, e quando cresce prepara lo spazio per la volontà: volersi bene, volere il bene l’uno dell’altra. E poi lo sappiamo: anche Dio guarda con amore gli uomini e le donne di buona volontà.

Io li vedo così, il vento e la terra, il fuoco e l’acqua. Si cercano perché hanno bisogno l’uno dell’altra.
Prego il Signore perché dia loro il desiderio di cercarsi sempre, la forza e la volontà di amarsi per trovarsi sempre. Prego perché la loro casa sia costruita sulla roccia, non tema il vento, né la pioggia, e perché possano godere delle gioie della vita con serena solidità, amandosi.

Anna, 24.IV.2008

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