Talvolta per concordar di vedersi ci vuole un certo impegno, non si trova mai il momento adatto, è sempre un inseguirsi senza riuscire ad acchiapparsi. Altre volte basta un attimo, una decisione presa su due piedi, un dire semplicemente… vengo con voi.
Serata al Teatro Libero. Novecento, di Baricco, con Anna e Lorenzo.
Erano settimane che non ci vedevamo. Finalmente.
La pancia di Anna è cresciuta per bene, lei ha il viso disteso di una mamma in attesa, la vedo serena e contenta, a volte preoccupata, a volte spensierata. Lorenzo accarezza con tenerezza i movimenti di una bimbetta che pare faccia ogni tanto capolino. Per me ora si chiama Agnese, chissà come si chiamerà quando strillerà al mondo che è arrivata.
Di nuovo Einaudi di sottofondo, mentre metto a posto il delirio di casa.
Di nuovo un pianoforte a farmi compagnia. Come questa sera, a teatro, immaginando la magia di una musica ineffabile che scivola sulle onde dell’oceano e sulla vita delle persone.
Sono ricorrenti in questi ultimi mesi l’immagine e il suono di un piano…
A me m’ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c’é una ragione. Perché proprio in quell’istante? Non si sa. Fran. Cos’é che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più?
da Novecento, di Alessandro Baricco
Anna, 16.XII.2007
