
Non sono mai riuscita a imparare a orientarmi, ogni volta giro per la città come fosse la prima volta, anche se poi in realtà vengo sopresa da un deja vu continuo. L’angolo di una strada, un palazzo, la fermata di un tram, un negozio, un monumento…
Mi piace Torino, non c’é niente da fare. Questa mattina passeggiavo dietro via Po e mi sembrava di essere a Parigi, i palazzi del centro sono uno più bello dell’altro, e poi i portici, le piazze, le chiese.
Piazza Vittorio respira, c’è poca gente, questa mattina si passeggia con calma, il cielo è grigio e fa un po’ freddo, anche se forse per i torinesi non è vero freddo e lo sanno bene. I lavori per la metropolitana violentano la zona di Porta Nuova e non solo, ma la città è abituata ai lavori in corso, per un motivo o per l’altro ci convive da anni.
Si cammina volentieri, per ore, chiacchierando o rimanendo in silenzio per gustarsi una città che va scoperta piano piano, con la pazienza di chi osserva i particolari e se ne innamora, con l’occhio sereno di chi non cerca, eppure trova.
Mi sarebbe piaciuto far due passi a San Salvario e a Porta Palazzo, per annusare gli odori del mercato, ma tre ore non durano che tre ore ed è giusto così. Rimane il desiderio di tornare a passeggiare per questi luoghi, in una mattina magari di primavera, con il sole che risveglia le foglie addormentate degli alberi al Valentino e il lento scorrere delle acque del Po e della Dora.
Anche stavolta non sono salita alla Sacra di San Michele, e anche questa volta non ho insistito più di tanto per andarci, ho preferito passeggiare per la città.
Se mi fossi impuntata credo che l’avrei spuntata, ma in questo come in altri casi, non è il modo. Mi piace lottare per raggiungere un obiettivo, ma al contrario non mi piace insistere e puntare i piedi come le bambine capricciose (o le donne stronze…).
Mi piace quando qualcosa accade perché è il momento che accada, con la semplicità che accompagna lo svolgersi naturale della vita. Come cantava Ferretti, così vanno le cose, così devono andare…
Anche per le persone mi capita di pensare la stessa cosa. Non ha senso insistere e ripetere cose che altri non vogliono sentirsi dire, di certo la realtà non cambia, tantomeno il loro pensiero su di essa.
E ancora, come si può apprezzare qualcosa che non sia frutto di una scelta e di una volontà lasciata libera di esprimersi?
Secondo me non si può. In fondo al cuore rimane un velo di tristezza, una lacrima che racconta il senso di delusione di amarezza di chi guarda la barca che si allontana senza averti accolto fra i membri dell’equipaggio.
Non era la tua barca, forse. O non é questo il momento per imbarcarti.
Anna, 2.II.2008
pure io sono come te…
pero a me succede con Genova, la mia città… devo ancora imparare ac onoscerla
Guarda, ho avuto a che fare con torino sia per lavoro che per gite personali … che dire … perdersi lì è facilissimo … una città a copia ed incolla la definisco … è tutta uguale
Consolati … non sei l’unica persona a cui succede