Le due isolette al largo di Lower Manhattan, Liberty Island ed Ellis Island.
La statua della Libertà fa il suo effetto, forse se fosse in mezzo a qualcosa di commensurabile farebbe ancora più effetto, mentre di fronte all’Oceano è l’immensità della natura a farla da padrona. Non si può ancora salire sulla corona e ci limitiamo a goderci il panorama dal mare. Manhattan non è male anche da qui.
Mi vengono in mente le parole della Canzone per Silvia, anche se la statua è verde, come il rame…
L’America è una statua che ti accoglie e simboleggia, bianca e pura,
la libertà, e dall’alto, fiera, abbraccia tutta quanta la nazione…
Ho visto Nuovomondo qualche mese fa, forse lo scorso anno. E quando sono uscita dal cinema mi sono detta che avrei voluto vederla da vicino, questa Ellis Island dove arrivavano gli emigrati del secolo scorso.
Ellis Island is a place of names. Here millions of immigrants called out theirs for the first time – proud names, long names, names that would twist the tongue – before they stepped ashore onto America’s soil. To most, Ellis Island was an Isle of Hope, a brief stopping point on the way to a better life. To an unfortunate few, it became an Isle of Tears, a place of detention and possible rejection.
Il tour per i turisti è molto didascalico e alla fine anche un po’ noioso perché lungo e talvolta ripetitivo.
Molte delle cose che leggiamo e vediamo illustrate dalle immagini differiscono di poco dalle storie che ho ascoltato dai migranti di oggi. Cambiano forse un po’ di nomi e di luoghi di origine (ma nemmeno poi tanto…) ma si ritrova la stessa disperazione che porta a lasciare casa, la stessa speranza riposta nel nuovomondo, le stesse diffidenze e difficoltà all’arrivo: puoi mantenerti, sei sano, sei pericoloso, perché arrivi, porti potenziali ricchezze o manodopera o sei fonte di problemi. Questo CPT ante litteram almeno aveva dei dottori che facevano visite mediche.
I racconti di mio padre, emigrato dalla Sicilia a Milano, sono talvolta divertenti nel loro essere grotteschi: “affittiamo a tutti, ma non ai meridionali”. Come in Germania, quando il cugino omonimo trovava le scritte “vietano l’ingresso agli italiani”.
Nel Wall of Honour troviamo anche il nome di due Scavuzzo arrivati negli US da qui, Salvatore e Pauline. Mio padre mi dirà poi che si tratta probabilmente di lontani cugini, andati a stare nel Bronx: inviarono alla zietta italiana ben 10 dollari. Andò lui stesso a cambiarli in lire, erano gran soldi allora.
E’ cambiato poco da allora.
Si sono fatti molti progressi, ma i flussi migratori non sono cambiati poi molto.
E non è migliorato il modo di affrontare la questione.
Anna e Giulia – July, 1st 2008

Sorrido mentre ti leggo e penso ai “due passi’ che vi siete fatte…pero’ vi siete viste veramente tantissime cose…sono proprio contenta!!!