Quando muore una persona giovane sono presa da un senso profondo di angoscia. Non riesco a farmi delle domande, solo provo un dolore sordo e assordante.
Vedo incredulità di fronte ad assoluti che disarmano. Per sempre, mai più, vuoto.
Lunedì a morire è stata una giovane scout, una capo reparto come tante.
E come ciascuna, unica.
Lo sconforto che mi ha assalita è stato ancor più profondo.
Mi ha preso le viscere, come se mi appartenesse, come se fosse una parte di me e sentissi la sua morte addosso alla mia vita.
La Guida e lo Scout sono amici di tutti
e fratelli di ogni altra Guida e Scout.
Niente di più vero.
Elena era giovane, entusiasta, amata.
E’ morta facendo una delle cose che più amava: camminare sui sentieri della vita insieme ai ragazzi che le erano stati affidati. Con semplicità, impegno, dedizione. Con amore e un grande desiderio di portarli a gustare la linfa della vita, come le parole che Silvestro ha scelto ci hanno ricordato, risuonando nell’anima di noi tutti.
Vivere con pienezza, gustando la bellezza del mondo, uscendo da queste case che troppo spesso ci precludono il calore del sole, l’incanto delle vette, la magia del vento.
Elena aveva trovato il senso per mettersi e mettere i suoi ragazzi in cammino, con la volontà di portarli ad apprezzare la ricchezza della vita. Aprirgli il sentiero per aprirgli il cuore e la mente, per mostrare loro quale sia la bellezza a cui sono chiamati.
Sulle spalle pesano giorni difficili, nella solitudine del dolore, nell’impegno di rimanere vicino ai ragazzi che Elena ha lasciato da accompagnare.
La vita deve andare avanti e va affrontata e vissuta per quella che è. Nella durezza di guardare al futuro con il dolore nel cuore, nella consapevolezza di voler proseguire il cammino iniziato insieme, pur essendo soli.
Non c’è nulla che possa sostituire l’assenza di una persona a noi cara. Non c’è alcun tentativo da fare, bisogna semplicemente tener duro e sopportare.
Ciò può sembrare a prima vista molto difficile, ma è al tempo stesso una grande consolazione, perché finché il vuoto resta aperto si rimane legati l’un l’altro per suo mezzo.
E’ falso dire che Dio riempie il vuoto; Egli non lo riempie affatto, ma lo tiene espressamente aperto, aiutandoci in tal modo a conservare la nostra antica reciproca comunione, sia pure nel dolore.
Ma la gratitudine trasforma il tormento del ricordo in una gioia silenziosa.
I bei tempi passati si portano in sé non come una spina, ma come un dono prezioso.
Bisogna evitare di avvoltolarsi nei ricordi, di consegnarci ad essi; così come non si resta a contemplare di continuo un dono prezioso, ma lo si osserva in momenti particolari e per il resto lo si conserva come un tesoro nascosto di cui si ha la certezza.
Allora sì che dal passato emanano una gioia e una forza durevoli.
D. Bonhoeffer, Lettera di Natale 1943 – Sulla morte
- veglia di preghiera per Elena, 10 dicembre 2008 -
Buona Strada, Elena.
Guida i passi di chi ti ha voluto bene e ora piange la tua Partenza, faticando a ritrovare la via.
Anna, 12.XII.2008
E’ proprio vero: anche se ormai siamo fin troppo abituati a sentire/vedere in tv la morte, e ce la lasciamo scivolare addosso tra uno spot, una puntata del grande fratello e una domanda del milionario, quando colpisce quello che è il “nostro” mondo ci fa l’effetto che la morte – di chiunque, perchè comunque di morte si tratta – dovrebbe fare sempre. Per qualcuno sono domande, per qualcun altro è un dolore inesprimibile a parole, per qualcun altro ancora è un senso di impotenza e piccolezza.
In questi giorni ho ripensato più volte a quello che è successo a Elena, anche nel vedere il dolore di chi la conosceva (“E’ stata la mia Ferao… non riesco ancora a crederci…”). Sono rientrato nella categoria di quelli che davanti alla morte si sentono piccoli e impotenti.
Pensare a lei, al modo in cui se n’è andata (non mentre era in montagna per i fatti suoi, ma mentre era in attività con i ragazzi), mi ha fatto ringraziare perchè ci sono tante persone come lei, capi che scelgono di trasmettere ai loro ragazzi quella “voglia di afferrare la vita” non a parole, ma facendo, camminando. Perchè, come diceva qualcuno, lo scoutismo si impara dai piedi.
Spero che da lassù adesso Elena possa indicare la strada ai capi del suo gruppo, ai ragazzi del suo reparto, a chi era con lei lunedì e non ha potuto fare niente per aiutarla, a chi di fronte alla sua scomparsa si è posto delle domande, si è chiuso nel dolore, si è sentito piccolo e impotente.
Cara Anna, non conoscevo questa persona, ma nella mia esperienza non ci si riprende dopo una morte così. La vita com’era finisce, ne comincia un’altra. Non ce lo si spiega, e personalmente per Elena e Filippo Clerici non riesco nemmeno a spiegarmi perché “i sentieri della vita” debbano essere per forza percorsi dove la vita viene messa a rischio, con l’Italia sott’acqua e sotto le frane di questi giorni. Ma non è necessario che capisca io. Ci vuole solo silenzio credo. Nessuna consolazione facile. Quando muore un giovane siamo tutti traditi. gio
Anche io pensavo ci volesse silenzio. Forse perché le parole sono troppo dolorose, e allora meglio non usarle.
Invece sto vivendo l’esperienza contraria. Parlarne significa aiutarsi a comprendere che cosa è accaduto, significa non tenersi dentro qualcosa che vogliamo sputare fuori.
Per me, in realtà, significa ascoltare perché da dire – grazie al Cielo – ho poco.
E mi sono anche resa conto che il silenzio è – se possibile – ancora più doloroso, che ascoltare parole e ragionamenti aiuta a non entrare nel loop infinito del dialogo solo con se stessi.
Stiamo meditando molto su quello che è accaduto, tutti quanti. Qualcuno vuole capire dove sia stato l’errore, qualcun altro cerca di capire se ci sia stato, l’errore. Non si può tornare indietro e il prezzo pagato è troppo alto perché quanto avvenuto non insegni a ciascuno tutto ciò che è possibile imparare.
I sentieri della vita sono ovunque, come ovunque sono la vita e la morte. Talvolta sono in montagna, altre volte corrono lungo le spiagge o al largo delle coste. Sono autostrade e carrarecce di campagna, mulattiere e pendii dolci, piste da sci e stradine secondarie, all’angolo di una bottega o di un supermarket.
Non è vero che i sentieri della vita dove si rischia siano solo quelli delle vette.
E non è vero che le vie sicure dove non si rischia nulla siano viale Bligny o vicolo delle Lavandare.
La montagna, è vero, non perdona gli errori. Talvolta può esser benigna e chiudere un occhio, altre volte è severa e intransigente.
E’ passato del tempo dalla morte di p. Filippo.
Ora, quando mi capita di guardare la sua foto ricordo, mi accorgo che il Signore forse… non a caso se lo é preso così. In un luogo che amava, facendo qualcosa che amava fare.
Non si può vivere la vita con la paura della morte.
Bisogna stare attenti, certo: senza rischiare vie pericolose, senza vivere con leggerezza le situazioni difficili, senza pensare che la vita non comprenda la morte.
Sempre attenti, però, a non permettere alla morte di far paura alla vita.
A.
Grazie per le tue parole sempre piene di speranza. Non si può vivere con la paura della morte, dici. Pare che senza nessuna paura si muoia direttamente, però. Punti di vista…
il Signore può chiamarti anche in viale Bligny perché il Signore è ovunque, come dici. Ma paragonare viale Bligny alle vette, nella mia piccola testa significa negare un’evidenza disarmante. Ma concordo che la montagna a volte benigna. Lo è stata anche stavolta. sono un genitore, e penso che questa giovane e amatissima persona stava accompagnando dei ragazzi…
ti abbraccio forte. gio.