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Archive for giugno 2008

Brooklyn

Eccoci, finalmente siamo a New York.
Ce lo siamo dette mille volte in questi mesi, e ora ci siamo.

Qui e’ tutto enorme, quasi eccessivo. Fa impressione tutto, gli spazi, le folle, le distanze.
Ieri il fuso orario ci ha uccise, ma siamo riuscite a stare in giro fino quasi alle dieci, e abbiamo girato e camminato in lungo e in largo fino a Washington Av.

Oggi ci siamo avventurate giu’ a Lower Manhattan, la voragine di Ground Zero fa un certo effetto. Una lunga passeggiata lungo l’Hudson ci ha fatto sentire in vacanza, ma poi… tiriamo la monetina: testa si va a Wall Strett, scritta si va a Brooklyn. E il destino ci ha portate sul ponte, stupendo, una passeggiata sotto un sole cocente, ma poi… ci siamo innamorate di questo quartiere e ci abbiamo passato tutto il pomeriggio, camminando a caso, seguendo le strade che ci sembravano piu’ interessanti, sentendoci ogni tanto in Inghilterra e ogni tanto in Olanda. Gruppi etnici di ogni parte del mondo ci ricordavano che eravamo davvero in un melting pot a cielo aperto…

Bello, proprio bello. Ora andiamo a discutere con quattro cretine che stanno in camera con noi.
Stamane sono rientrate alle sette e al grido di “Oh, new friends!” abbiamo cominciato la giornata pensando che il mondo e’ pieno di gente strana… Loro andavano a dormire (e stanno dormendo tuttora!), noi iniziavamo a scoprire la Grande Mela…

Punti di vista e prospettive, e’ bello anche cosi’. O forse e’ bello proprio perche’ e’ cosi’…

Anna e Giulia – June, 28 th 2008

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La sfida sul Grignone

Weekend di sfida in montagna, che per i nostri novizi si chiama Challenge.
Eravamo sul Grignone, partenza sabato mattina da Primaluna, le coppie partono fra le 10 e le 11.

Grignone

Prima tappa: rifugio Pialeral. Quattro ore di sentiero secondo il CAI, i migliori arrivano in poco più di tre, corrono come lippe, noi spingiamo i più lenti e le più lente, qualcuno arranca, altri si perdono di fronte a un bivio, ma li recuperiamo.
Al Pialeral parte la cronoscalata. Senza zaini, fin quasi al bivacco Merlin. Lassù c’é neve.
Il tempo regge, per fortuna.
Arrivo al Pialeral e mi vengono incontro i miei. Sono orgogliosi, sono riusciti a fare anche la crono in tempi più che dignitosi, ora li aspettano alcune prove di topografia, nodi, primo soccorso.
Il tempo sembra dalla nostra parte, riusciamo perfino a celebrare la Messa senza una goccia d’acqua.
Troppo stanchi per qualsiasi altra idea luminosa, ci si imbusta tutti nei sacchi a pelo, l’umidità comincia a farsi sentire e il freddo penetra nelle ossa, meglio dormire. Noi Capi siamo stesi, i ragazzi hanno ancora energie da sprecare… attenti, domani sarà lunga…

I primi Capi partono alle 6 per andare avanti lungo il percorso, i check point lungo il sentiero aiuteranno i ragazzi a non perdersi. Le coppie partono in ordine inverso, dalla più lenta alla più veloce e fra le 7 e le 8 sono di nuovo tutti in marcia. Prima di ripartire noto un viso familiare, un escursionista si sta rinfrescando alla fontana e mi sembra di conoscerlo. Eh già, è lui, padre Silvano. Mi fa piacere vederlo da queste parti, come sempre sa stupire.

I ragazzi sono lungo il sentiero, giù per la traversata bassa, proseguono a scendere passando il rifugio Porta e poi il Pian dei Resinelli. L’arrivo è a Mandello.

In testa c’è sempre la solita coppia d’assalto, per la classifica maschile c’è un record: dal Pialeral a Mandello in tre ore e mezzo. Volavano? A vederli correre con le loro bacchettine sembrava proprio di sì!

Anche le ragazze si fanno onore, la mia è a Mandello alle 12 in punto e quando arriva me lo ripete cento volte. Entusiasta e soddisfatta, saprà a breve di essere arrivata… seconda!
I maschi non sono male, si classificano al quinto posto.

Le sfide sono una benedizione quando non sono affrontate con ansia da prestazione, ma con grinta e voglia di farcela. E quando i ragazzi raccolgono la sfida è un piacere guardarli camminare.

Bravi, proprio una buona Strada!

Anna, 15.VI.2008

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Finalmente ho sentito la Ina dal Canada. Solo in chat, niente viva voce perché non trova internet point che permettano di usare cuffie e microfono, però… ecco, mi ha fatto un gran piacere.

Mi fa strano pensarla dall’altra parte del mondo, anche se non è la prima volta che ci sono migliaia di kilometri che ci separano e un buon numero di fusi orari a metterci in confusione. Epperò… questa volta è diverso. Sarà che è in viaggio di nozze, sarà che non è in route, sarà che io sono in un periodo un po’ così, non lo so, però quando ho letto le prime righe della chat mi sono proprio emozionata.

Sono stati nel parco dell’Algonquin, vivendo il regalo che abbiamo fatto loro per le nozze. Tre giorni in canoa lungo i fiumi e i laghi di questa zona del Canada che li ha accolti subito dopo il loro arrivo. Si sono divertiti, hanno pagaiato, hanno visto luoghi e animali da Nature… Speriamo che non abbiano esagerato nel dirci che gli è piaciuto e che gli sia piaciuto davvero!

Parco Naturale dell\'Algonquin - Canada

Quando mia sorella è lontana sento la sua mancanza molto più di quando è nei paraggi, anche se possono passare dieci giorni senza vedersi. E’ sempre così per tutti, lo so, però mi sto chiedendo se quando torneranno in Italia questo suo vivere nelle lande del biellese non inizierà a pesarmi un po’.

Vorrà dire che imparerò per bene la strada che porta a casa sua.

Anna, 8.VI.2008

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La serva amorosa

Stasera Goldoni al teatro Out Off.
Esco da scuola alle otto sparata, mi infilo sul 12 e scendo davanti al teatro. Meno male che i miei han già preso i biglietti e mi stanno aspettando, riesco perfino a bere un caffè prima di entrare.
Se lo spettacolo non è bello sono spacciata, la dormita è assicurata. E invece…

Teatro OutOff

… e invece lo spettacolo è bellissimo, dall’inizio alla fine.
Gli attori sono bravi, il testo è di livello, ma a fare i complimenti a Goldoni non mi ci metto di certo io…
Diretto sul pubblico, divertente, coinvolgente, davvero godibile perfino da una maestra stanca.
Scenografie con una serie di giochi di tubi innocenti e un enorme muro di pietre con pilastri sullo sfondo. Ricavano ambienti con tele semitrasparenti e occupano lo spazio in modo particolare, tanto movimento degli attori e costumi che mi hanno fatto innamorare.

Bello, lo consiglio.

Anna, 4.VI.2008

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A metà maggio abbiamo iniziato a giocare. Tutto è iniziato davanti al cimitero di Lambrate, nel tardo pomeriggio. Un gioco a squadre per la città, qualche decina di prove da affrontare, fotografie da trovare o da realizzare, luoghi da scoprire, persone da incontrare e da cercare.
Un gioco di collaborazione urbana, come lo chiamano i suoi creatori.

Poi abbiamo continuato a giocare in rete, per portare la città dentro la rete e la rete dentro la città.
La internet che si fa rete di persone, e ancora una volta mi riporta le idee e l’atmosfera che respiravo qualche anno fa, parlando di comunità online.
E mi piace l’idea di giocare in città, di scommettere sulle sue potenzialità.
Credo ci sia un potenziale inespresso, un’energia inespressa: e siamo tutti più poveri se non impariamo a liberarla.

Hundertwasser

Bella questa idea di guardarsi intorno per scoprire e riscoprire, per riappropriarci con fantasia e creatività dei nostri spazi e del nostro tempo. Siamo troppo abituati ad accettare la città così com’è, abbiamo addormentato il desiderio di lasciare un tocco di originalità nel quotidiano del nostro vivere le piazze, gli edifici, le vie…

Mi sono innamorata delle curve colorate di Hundertwasser e delle forme di Gaudì, della sfrontatezza della loro originale visione della città. Del loro coraggio, anche. Vorrei giocarmela così la mia Milano, con le forme e con i colori. Osando.
E chissà che il gioco non riesca a colorare anche i giocatori.

CriticalCity
Libera il gioco, conquista la città.

Anna, 1.VI.2008

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