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Archive for luglio 2008

The Bronx

L’ignoranza è meno lontana dalla verità del pregiudizio.
Denis Diderot

Ho trovato questa citazione di Diderot in giro per la rete e credo che riassuma bene il motivo per cui abbiamo deciso di passare un intero pomeriggio nel Bronx. Nell’immaginario collettivo d’oltreoceano, questa volta intendendo per oltreoceano l’Europa!, riferirsi a un quartiere malfamato, greve e pericoloso significa pensare al Bronx. Almeno, per me è sempre stato così. E allora ci siamo spinte fin nella tana del lupo, per vederlo, questo famigerato Bronx. La curiosità ha lasciato posto al desiderio di conoscere, che forse è sempre curiosità, ma… come dire… più nobile, alla latina. Che cosa sarà mai davvero, questo Bronx?

L’autista simpatico dell’autobus ci ha detto di vivere nel Bronx, Mike che ci ha scorrazzato per Central Park con il risciò ci ha detto di abitare nel Bronx, insomma, gente comune, normale. Sono più di dieci anni che faccio scautismo in un quartiere di Milano che alternativamente mi fa venire in mente Belleville di Parigi e il Bronx di New York… ecco, non potevamo non andarci.

The Bronx

The Bronx

Abbiamo visto… cose che noi umani possiamo facilmente immaginare. Un enorme quartiere popolare, con tantissime case… normali. Palazzi e palazzoni, case più piccole, una nuova Little Italy con un mare di italiani e pasticcerie e ristoranti, uno zoo che si estende per centinaia di ettari, tantissima gente di colore, ma anche portoricani, sudamericani in generale. Famigliole che festeggiavano il compleanno di una bimbetta grigliando salamelle e hamburger (che qui si chiama barbeque, ma è del tutto simile alle grigliate al Parco Lambro!), ragazzi che ballavano in metropolitana e una gang di ragazzotti che parlavano rappando.

E’ giorno, certo. Forse questa sera sarà molto meno friendly e potremmo avere un po’ più paura a girare da sola per queste strade. Oggi pomeriggio, però, non ci ha spaventate.

E ci siamo fatte… due passi nel Bronx. Che è pure l’unico borough che ha l’articolo: grande, eh!

Si va via di corsa, sono già le sei e dobbiamo arrivare fino a East Village perché abbiamo comprato due biglietti per andare a teatro… questa sera siamo di STOMP!
Dopo lo spettacolo altri due passi e andiamo a cena da Katz’s Deli: no, dai, Giulia, non rifacciamo la scena che mi vergogno…

Harry ti presento Sally

Anna e Giulia – July, 3rd 2008

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Oggi, a Bose

Preghiera per i viandanti

Signore, all’alba della nostra vita noi sapevamo di appartenere soltanto a te
volevamo camminare con passo deciso verso di te.
Non sapevamo che la stella illumina differenti sentieri,
non sapevamo che risplende anche in acque stagnanti,
non pensavamo che brillasse sui buoni e sui cattivi.
Non conoscevamo le vie tortuose e impervie, i vicoli ciechi
e i lacci nascosti per farci cadere, le strade impraticabili e i torridi deserti.
Non sapevamo di essere solo dei viandanti, dei pellegrini
a un tempo itineranti ed erranti, dei nomadi in cerca di terre del cielo.

Signore, concedici di partire e trovare sorgenti, di non lasciarci attirare
dall’acqua stagnante, di non perdere il gusto dell’acqua di fonte.
Resta sempre accanto a noi nel nostro cammino
per sostenerci nella ricerca del tuo volto di luce
per guidarci di notte con il fuoco e di giorno con la brezza.
Quelli che si sono smarriti ritornino a te
quelli che non ti hanno conosciuto possano incontrarti
quello che sono morti si ritrovino in te.

fratelli e sorelle di Bose

Anna, Elio e Chiara – 17 luglio 2008 – Comunità di Bose

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Manhattan

Dopo la passeggiata a Battery Park ci addentriamo fra i grattacieli. Non è facile riuscire a capire quanto siano alti, quanti siano, dove comincino, che cosa siano… Camminiamo e siamo sovrastate da una mole immensa che a tratti ci fa ombra, a tratti ci fa vedere che “di là” c’è un sole più alto di quello che immaginiamo.
Il cuore economico di questa città (e non solo il suo…) pulsa in questi palazzi. Ormai, però, lo abbiamo capito: Manhattan è molto di più di Lower Manhattan e dei suoi skyscrapers, al suo interno convivono diverse realtà e diverse anime. Ma questa punta protesa verso l’Oceano ha una potenza notevole, rimaniamo un po’ stordite forse da… dall’eccesso. Tutto è immenso.

Arriviamo a Ground Zero, una tappa che non facciamo volentieri perché il turismo di guerra non c’è mai piaciuto e non abbiamo mai visto di buon grado chi, arrivando per esempio a Sarajevo, si mette a cercare i segni del dolore e delle armi. Lo facciamo ugualmente, forse anche perché non vogliamo cadere nella retorica contraria, di chi volutamente si tiene lontano da ciò che comunque rimane un fatto che va guardato da vicino, soprattutto essendoci, vicine.

Un via vai di mezzi meccanici, ruspe, scavatori… un enorme cantiere a cielo aperto, circondato da cancelli che impediscono un avvicinamento all’area di lavoro. Ecco, sì, un enorme cantiere. Noi siamo abituati qui a vedere i cantieri per i parcheggi sotterranei, ma niente di ciò che ho visto nelle nostre città si può avvicinare a quello che vedo qui. Anche questa voragine, come tutto, è fuori dai nostri standard di riferimento. Arriviamo nei pressi del Centro della Memoria che è stato approntato dalla municipalità e dall’associazione dei familiari delle vittime, però qui non riusciamo proprio a entrare. Non riusciamo ad accettare l’idea di sentire le voci, vedere i volti, rivivere in parte ciò che è stato l’attentato alle Torri Gemelle.

For NYC

For NYC

Noi non le abbiamo mai viste, se non in foto. Eppure ci rendiamo conto che le Torri Gemelle mancano nel panorama di Manhattan. Sia da qui, da “dentro” Lower Manhattan, che ieri dal mare: c’è un vuoto.

Mi tornano in mente i cortometraggi di 11’09”01.

Anna e Giulia – July, 1st 2008

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Liberty ed Ellis

Le due isolette al largo di Lower Manhattan, Liberty Island ed Ellis Island.
La statua della Libertà fa il suo effetto, forse se fosse in mezzo a qualcosa di commensurabile farebbe ancora più effetto, mentre di fronte all’Oceano è l’immensità della natura a farla da padrona. Non si può ancora salire sulla corona e ci limitiamo a goderci il panorama dal mare. Manhattan non è male anche da qui.
Mi vengono in mente le parole della Canzone per Silvia, anche se la statua è verde, come il rame…

L’America è una statua che ti accoglie e simboleggia, bianca e pura,
la libertà, e dall’alto, fiera, abbraccia tutta quanta la nazione…

Ho visto Nuovomondo qualche mese fa, forse lo scorso anno. E quando sono uscita dal cinema mi sono detta che avrei voluto vederla da vicino, questa Ellis Island dove arrivavano gli emigrati del secolo scorso.

Ellis island

Ellis island

Ellis Island is a place of names. Here millions of immigrants called out theirs for the first time – proud names, long names, names that would twist the tongue – before they stepped ashore onto America’s soil. To most, Ellis Island was an Isle of Hope, a brief stopping point on the way to a better life. To an unfortunate few, it became an Isle of Tears, a place of detention and possible rejection.

Il tour per i turisti è molto didascalico e alla fine anche un po’ noioso perché lungo e talvolta ripetitivo.
Molte delle cose che leggiamo e vediamo illustrate dalle immagini differiscono di poco dalle storie che ho ascoltato dai migranti di oggi. Cambiano forse un po’ di nomi e di luoghi di origine (ma nemmeno poi tanto…) ma si ritrova la stessa disperazione che porta a lasciare casa, la stessa speranza riposta nel nuovomondo, le stesse diffidenze e difficoltà all’arrivo: puoi mantenerti, sei sano, sei pericoloso, perché arrivi, porti potenziali ricchezze o manodopera o sei fonte di problemi. Questo CPT ante litteram almeno aveva dei dottori che facevano visite mediche.

I racconti di mio padre, emigrato dalla Sicilia a Milano, sono talvolta divertenti nel loro essere grotteschi: “affittiamo a tutti, ma non ai meridionali”. Come in Germania, quando il cugino omonimo trovava le scritte “vietano l’ingresso agli italiani”.

Nel Wall of Honour troviamo anche il nome di due Scavuzzo arrivati negli US da qui, Salvatore e Pauline. Mio padre mi dirà poi che si tratta probabilmente di lontani cugini, andati a stare nel Bronx: inviarono alla zietta italiana ben 10 dollari. Andò lui stesso a cambiarli in lire, erano gran soldi allora.

E’ cambiato poco da allora.
Si sono fatti molti progressi, ma i flussi migratori non sono cambiati poi molto.
E non è migliorato il modo di affrontare la questione.

Anna e Giulia – July, 1st 2008

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Harlem

Harlem, NYC

Harlem, NYC

Domenica ad Harlem, avremmo voluto partecipare alla funzione della Abyssinian Baptist Church, una chiesa metodista nera famosa per il suo coro gospel. Siamo arrivate belle pimpanti, ma la fila era piu’ lunga che agli Uffizi, una concentrazione di bianchi che faceva impressione, in mezzo a questo mare di neri che ti accoglie appena arrivi con la metropolitana. Harlem e’ proprio come nei film, signore enormi con vestiti e cappellini improponibili, ragazzi che giocano a pallacanestro per strada, bimbetti in giro per le vie.

Ci rifugiamo in un’altra chiesa, una funzione varra’ l’altra… delirio! Una roba mai vista, sembrava di essere in una candid camera, con una cicciona capocoro che cantava come una gallina strozzata.

Dopo una lunga camminata decidiamo di affidarci a un autobus, arriviamo fino al NY City College, sembra di essere nel castello di Hogart… e poi via, bus! Amsterdam Av. non finisce mai, ma poi proseguiamo, proseguiamo, proseguiamo e ci ritroviamo lassu’, a Riverside. Torniamo verso casa, un autista simpatico ci fa fare le turiste con il naso schiacciato contro il vetro davanti, come i bambini. “Ah, italiane! Barcelona?” Ma no, come Barcellona?! E non sai nemmeno il risultato della Finale degli Europei! Va beh, pero’ sei simpatico. E vivi nel Bronx.

Vorremmo andare a casa, ma all’altezza dell 34th ci dice che c’e’ Macy’s…

E allora…

Anna e Giulia – June, 30th 2008

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