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Archive for settembre 2008

Faccio la dura, tiro occhiatacce, ottengo concentrazione. E poi sorrido, mi diverto, scherzo, li osservo.
Li chiamo sempre per nome, con tutta la fatica che comporta dato che sono ventidue e li conosco da due giorni.
Sono spiazzati, non capiscono (ancora) se hanno una maestra di quelle con la penna rossa oppure una con la quale ci si diverte. Hanno capito che mi devono studiare e che ci sono momenti in cui si scherza e momenti in cui non si scherza per niente. E’ già un passo avanti… E poi, devo dire che anche io li sto studiando, uno per uno. E non è una cosa facile.

La scuola é dei bambini e delle bambine

La scuola é dei bambini e delle bambine

Leggere, scrivere, ascoltare, ripetere, farsi domande e darsi risposte… che mondo, quello dei bambini. Osservano e interpretano, poi rielaborano. E certe volte tirano fuori delle descrizioni che ti chiedi come diavolo abbiano fatto a fissare proprio quel dettaglio, come siano riusciti a lasciarsi colpire così tanto da qualcosa a cui tu non avresti prestato la minima attenzione. Eppure… Ricettivi, curiosi, intelligenti nel senso proprio del termine: si stanno costruendo pian piano il proprio personale modo di comprendere il mondo e ciò che gli accade intorno.

Bisognerà essere all’altezza della situazione, i bambini sono esigenti.
Lo sono anche gli adulti, a dir la verità: ma i bambini lo sono in modo più esplicito.

Anna, 16.IX.2008

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Short Message Service

Accadono alcune cose che son segni, ne sono convinta. Stai rispondendo a un messaggio e ti cade di mano il cellulare, stai scrivendo una pagina e non la salvi, vuoi recuperare un documento e lo cancelli. Per sbaglio, s’intende, ma forse anche perché le cose dovevano andar così.
Va beh, ma questo c’entra e non c’entra con il post di questa sera…

Ho sempre amato la tecnologia, quella che ti porta il mondo in casa, come ha fatto e fa internet.
E anche come fa il cellulare, si può dire. Ormai è stato sdoganato anche lui, possiamo apprezzarlo senza sentirci degli snob, non è più – almeno fra la gente che frequento io – uno status simbol. E’ un elettrodomestico, né più e né meno del frullatore, del ventilatore o del telefono di casa.

SMS? Magari anche no...

SMS? Magari anche no...

Epperò… epperò lo si usa a sproposito, sostituendolo a una conversazione che è meglio de visu, nascondendosi meglio che dietro a una mail o a una telefonata veloce perché questi maledetti e benedetti SMS riescono a essere perfetti in taluni casi e una maledizione in altri.
Cioè io lo uso a sproposito, lo sostituisco a una conversazione, eccetera…

Come tutto, bisogna saperne fare buon uso. E io non ne sono capace.

Se pensi che una cosa sia importante non puoi affidarla a un SMS, e se lo fai te ne assumi la responsabilità. Stai dicendo che bastano 180 caratteri per dire tutto quello che vorresti, che non serve guardare e guardarsi, non serve comunicazione non verbale, non serve il corpo. Bastano 180 caratteri.

A volte è vero, Giulia mi ha mandato un SMS qualche ora fa e in poco più di trenta caratteri mi ha detto tutto. E io ho capito tutto, molto di più di quei trenta caratteri. Con Giulia, però, ci sono alle spalle tanti anni di Sarajevo insieme, dieci giorni incredibili dall’altra parte del mondo, una serata di autocoscienza che vale un anno di discorsi, e molto altro. E quindi poi bastano trenta caratteri per dir tutto e capirsi, perché con lei uso gli SMS, nessuna delle due ci si nasconde dietro.

Quando ci vediamo c’é di più, non di meno.

Anna, 11.XI.2008

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Ossimoro

Un giorno, in una lettera, la mia amica Patrizia mi scrisse una frase che mi lasciò perplessa, ma che poi mi piacque molto. Forse perché la trovai molto vera.

Mi scrisse che ero un ossimoro.

“Nella figura retorica chiamata ossimoro, si applica ad una parola un aggettivo che sembra contraddirla; così gli gnostici parlavano di una luce oscura; gli alchimisti di un sole nero”
– Jorge Luis Borges

Ho trovato in letteratura ossimori famosi, intensi, che riescono a far breccia grazie a un ardito accostamento di termini in antitesi fra loro: la docta ignorantia di Sant’Agostino, il Festina Lente che spesso mi torna alla mente, Eyes wide shut che suggerisce Wikipedia…

Please, di Talantbek Chekirov
Please, di Talantbek Chekirov

Più volte ho cercato un ossimoro che potesse dirsi mio, senza riuscirci.
O forse aveva ragione chi mi disse tempo fa che sono una tigre che ha dentro una lupa.

Anna, 7.IX.2008

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Scatole

Il mio amore per le scatole ormai è diventato una specie di mania, ma non so come arginarla.
Mi piacciono tutte, colorate e grezze, grandi e piccine, di legno, di plastica, di metallo… Ne ho di tutti i tipi e di tutte le dimensioni, ogni volta che devo buttare un involucro mi chiedo se in qualche modo non potrebbe essere trasformato e riutilizzato: è pur sempre una scatola!

Rompiscatole?

Rompiscatole?

Oggi ho dato sfogo all’istinto, avevo la scusa giusta: allestire la classe nuova! Eh, non posso partire senza scatole, per ora ho tutto in orribili (?) scatoloni di cartone, i bambini hanno bisogno di vedere ordine e colore intorno a loro, non c’è alternativa che recuperare scatole e scatoloni che abbiano un loro perché! E così ho passato mezzo pomeriggio all’IKEA con la mia collega Giuliana, ma prima… il pagliaio dietro la Camera del Lavoro aveva delle scatole arcobaleno in vetrina che non potevo non prendere… troppo belle…

“Che cosa te ne fai?”
Ma che ne so di che cosa me ne faccio… un utilizzo lo troverò!
Per ora mi piacciono: non posso sempre sapere a priori ogni perché, per ora seguo l’istinto.
Mi sembra anche una buona indicazione di vita, non valida in assoluto, ma da seguire almeno qualche volta… No?

Anna, 5 settembre 2008

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Si riparte!

Casa, dolce casa.
Estate intensa e viaggiante, ora sono (finalmente?) tornata a casa e ho preso nuovamente possesso dei miei spazi… Ieri grandi pulizie sul terrazzo, sistemazione dei pochi superstiti, recupero delle agonizzanti e oggi sono passata al piano di sotto. Che poi è casa mia, ma questo è un dettaglio!

Pizza sul terrazzo e foto dell’ultimo giro in montagna, in route in Slovenia. Che paesaggi…

Dal Rif. Valentino Stanica - Monte Triglav - Slovenia

Dal Rif. Valentino Stanica - Monte Triglav - Slovenia

Dalla Bosnia agli Stati Uniti, alla Val Grande, alla Francia, poi di nuovo la Bosnia e infine la Slovenia. Che giro, anche in vacanza ho fatto la pallina impazzita, ma già sapevo di non poter fare altrimenti, sarà forse colpa del DNA o di qualche diavoleria che ho in corpo. Quest’anno mi s’è messo in moto il piccione viaggiatore che ha dormicchiato per un po’ e non sono riuscita a tenerlo a freno.

Ora tutto sta ricominciando, ma mi sto impegnando per avere un ritmo più adatto a chi si vuol godere la vita senza che sia lei a godersi tutto al posto tuo. Sembra una sciocchezza, ma mi sto impegnando già da questi primi giorni. Per ora sono brava, ma all’inizio sono bravi tutti quindi non vale farsi i complimenti adesso!

Dal Rifugio Valentino Stanica... si riparte!

Dal Rifugio Valentino Stanica... si riparte!

Buon anno!

Anna, 2 settembre 2008

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