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Archive for dicembre 2008

Mi è sempre piaciuto discutere. Non per vis polemica, ma per il desiderio di sviscerare, ragionare, arrivare a sminuzzare, a mettere a nudo una cosa e capirla nelle sue parti costituenti. Capire il come e ragionare sul perché.

Discutere con Giovanni significa esporsi a un giudizio spietato, che fa piazza pulita di quello che pensi essere il fondamento del tuo ragionamento e che richiede di ridiscutere anche quello che pensavi fosse assodato.

E’ faticoso, ma allo stesso tempo è stimolante e interessante.
Perché se è vero che siamo sempre in ricerca, che cresciamo sempre e non siamo mai uguali a quelli che eravamo fino al giorno prima, abbiamo – ho – bisogno di capire se il punto di partenza funziona o meno. E lo posso fare solo con l’aiuto di qualcun altro diverso da me e dal mio universo di riferimento, altrimenti non arriverò mai a toccare le pieghe, talvolta scomode, che lascio da parte.

Non è vero, poi, che siamo così diversi: anche a Giovanni piace discutere e sviscerare, ed è tanto ostinato quanto onesto nel suo ragionare e portare alla luce ogni cosa.

Panorama alpino

Panorama alpino

Oggi mi hanno regalato un libro, si intitola venuto al mondo, di Margaret Mazzantini.
Una storia di Bosnia scritta da un’italiana, ne avevo sentito parlare a Sarajevo da un amico interprete che l’aveva scarrozzata in giro per villaggi e città quando raccoglieva materiale, emozioni, tradizioni, idee allorché si mise in testa di lavorare a quel progetto editoriale.

La quarta di copertina recita

La speranza appartiene ai figli.
Noi adulti abbiamo già sperato, e quasi sempre abbiamo perso.

E’ amara come talvolta è amaro Giovanni e mi ferisce.
Forse, come spesso ferisce la verità.

Anna, 23.XII.08

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Buona Strada

Quando muore una persona giovane sono presa da un senso profondo di angoscia. Non riesco  a farmi delle domande, solo provo un dolore sordo e assordante.
Vedo incredulità di fronte ad assoluti che disarmano. Per sempre, mai più, vuoto.

Lunedì a morire è stata una giovane scout, una capo reparto come tante.
E come ciascuna, unica.
Lo sconforto che mi ha assalita è stato ancor più profondo.
Mi ha preso le viscere, come se mi appartenesse, come se fosse una parte di me e sentissi la sua morte addosso alla mia vita.

La Guida e lo Scout sono amici di tutti
e fratelli di ogni altra Guida e Scout
.

Niente di più vero.

Elena era giovane, entusiasta, amata.
E’ morta facendo una delle cose che più amava: camminare sui sentieri della vita insieme ai ragazzi che le erano stati affidati. Con semplicità, impegno, dedizione. Con amore e un grande desiderio di portarli a gustare la linfa della vita, come le parole che Silvestro ha scelto ci hanno ricordato, risuonando nell’anima di noi tutti.

Vivere con pienezza, gustando la bellezza del mondo, uscendo da queste case che troppo spesso ci precludono il calore del sole, l’incanto delle vette, la magia del vento.
Elena aveva trovato il senso per mettersi e mettere i suoi ragazzi in cammino, con la volontà di portarli ad apprezzare la ricchezza della vita. Aprirgli il sentiero per aprirgli il cuore e la mente, per mostrare loro quale sia la bellezza a cui sono chiamati.

Sulle spalle pesano giorni difficili, nella solitudine del dolore, nell’impegno di rimanere vicino ai ragazzi che Elena ha lasciato da accompagnare.

La vita deve andare avanti e va affrontata e vissuta per quella che è. Nella durezza di guardare al futuro con il dolore nel cuore, nella consapevolezza di voler proseguire il cammino iniziato insieme, pur essendo soli.

Non c’è nulla che possa sostituire l’assenza di una persona a noi cara. Non c’è alcun tentativo da fare, bisogna semplicemente tener duro e sopportare.
Ciò può sembrare a prima vista molto difficile, ma è al tempo stesso una grande consolazione, perché finché il vuoto resta aperto si rimane legati l’un l’altro per suo mezzo.
E’ falso dire che Dio riempie il vuoto; Egli non lo riempie affatto, ma lo tiene espressamente aperto, aiutandoci in tal modo a conservare la nostra antica reciproca comunione, sia pure nel dolore.
Ma la gratitudine trasforma il tormento del ricordo in una gioia silenziosa.
I bei tempi passati si portano in sé non come una spina, ma come un dono prezioso.
Bisogna evitare di avvoltolarsi nei ricordi, di consegnarci ad essi; così come non si resta a contemplare di continuo un dono prezioso, ma lo si osserva in momenti particolari e per il resto lo si conserva come un tesoro nascosto di cui si ha la certezza.
Allora sì che dal passato emanano una gioia e una forza durevoli.

D. Bonhoeffer, Lettera di Natale 1943 – Sulla morte
– veglia di preghiera per Elena, 10 dicembre 2008 –

Buona Strada, Elena.
Guida i passi di chi ti ha voluto bene e ora piange la tua Partenza, faticando a ritrovare la via.

Anna, 12.XII.2008

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