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Archive for gennaio 2009

Elisabetta

Elisabetta, foto di papà Lorenzo

E’ arrivata.
Nove mesi a intuirla attraverso il crescere di una pancia, dapprima confusa e poi sempre più netta e definita, con piedini e gobbette che lasciavano capire i movimenti di qualcosa che lì dentro stava prendendo forma. Mia sorella sempre più infastidita da questi dolorosi smottamenti interni, sempre meno poetica nel guardare il rapido aumentare di quel pancione che sperava lasciasse uscire la piccola con un po’ d’anticipo.

E’ arrivata, e con qualche giorno di anticipo.
Andiamo verso Biella senza fretta, sappiamo che Monica non ci vuole vedere durante il travaglio e cerchiamo di rispettare la richiesta. Arriviamo davanti alla sala parto con un po’ di emozione, pensando di dover aspettare, e aspettare, e aspettare.
E invece non attendiamo che cinque minuti, mia sorella “ha appena partorito”, come ci dice l’ostetrica sorridente, poco dopo aver compiuto il suo mestiere.

Mia madre se lo fa ripetere due volte, io glielo ripeto volentieri perché non sono pronta. “Ha appena partorito”. Vuol dire che è nata. E’ arrivata. C’é e la possiamo vedere, non dobbiamo più intuirla, ora è fuori. “Ha appena partorito!”.

La mamma sorride, ha capito. Io non ancora. Sento la voce di Lorenzo, poi finalmente vediamo Monica uscire dalla sala parto, cammina lentamente e spinge con calma il baracchino con la flebo. Non ha esattamente una faccia rilassata, ecco, no, è un po’ tesa, ha le labbra screpolate, movimenti controllati.
Fatica a camminare, ma cammina. “Ha appena partorito”.

Mi precipito davanti al vetro della nursery, ora la voglio vedere! Ci sono due bimbetti nelle culle, chissà come si riconosce una nipote… Picchio nel vetro, l’infermiera mi vede e sorride. Leggo sulle labbra “D-a-v-i-d-e”. No, è l’altra. Eccola, finalmente ha un volto che non sia l’eco di un’onda su una fotografia.

Dopo un paio d’ore è pronta per uscire da questa benedetta stanza a cui hanno accesso solo i genitori. Noi aspettiamo come i Re Magi l’Epifania del bambinello e…

E’ bellissima.

Anna, 31.I.2009

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Faber, 11.1.1999 - 11.1.2009

Faber, 11.1.1999 - 11.1.2009

da Smisurata preghiera

ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un’anomalia
come una distrazione
come un dovere

Fabrizio de André, Anime salve, 1996

Nessun commento.
Bastano la musica e le parole.

Anna, 11.I.2009

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Terrasanta

Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?».
Gv 20, 11-15

Ho riletto questo brano del Vangelo di Giovanni nel Santo Sepolcro, un luogo che mi ha ferita per quanto mi ha lasciata priva di emozione. Eppure questo testo ha saputo farsi strada in me, è stato potente, laggiù nella piccola cappellina ricavata nella cava sottostante la chiesa, lontana dal via vai della gente, dalla coda infinita per avvicinarsi alla pietra che ha accolto il corpo di Gesù, dalle contese fra le diverse Chiese.
“Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Una domanda apparentemente semplice, che mi si è impressa nella mente come se fosse rivolta anche a me e non solo a Maria di Magdala. Chi cerco? Chi cerchiamo? Egli è dove io non penso, è ciò che io non comprendo. E piango una mancanza che non è tale.

Le parole del Cardinal Martini sono risuonate più volte in questa settimana.

Voi portate il desiderio di approfondire la fede, la fede e anche la conoscenza dell’Uomo. E portate con voi quello che avete approfondito. Quindi una maggiore conoscenza della fede e dei misteri di Dio, della comprensibilità dei misteri di Dio, di affidarsi e di ciò che c’è dentro nell’Uomo. Quindi è un grande patrimonio che non si può circoscrivere, che poi ciascuno declina a suo modo.
Un po’ vi invidio perché verrei volentieri con voi, ma non è possibile per ora. Inshallah.
Pregherò per voi perché possiate essere attenti, come dice Gesù più volte nei vangeli. Non avete capito, non siete attenti. Avete occhi e non vedete, orecchi e non udite.
Quanta gente non ha nessuna comprensione oppure ce l’ha già fatta, proiettata sugli eventi e non tratta dagli eventi.

Mi rendo conto che tutto ciò che ho letto, ascoltato, visto… piano piano comincia ad acquisire un significato. Nonostante per tutta la settimana mi sia ripetuta continuamente “Beato chi crede senza aver visto“. E mi sono sentita profondamente umana, bisognosa di vedere e allo stesso tempo consapevole che la Fede non è una questione di ragionamento e dimostrazioni.

Noli me tangere

Noli me tangere, Beato Angelico

Essere in Terrasanta durante questi giorni di attacco a Gaza mi ha messo in testa mille pensieri. E come mi è più facile parlare di Terrasanta, per risolvere senza sforzi la distanza che separa la Palestina da Israele. L’ospitalità delle famiglie palestinesi di Gerico, la resistenza delle suore nell’ospedale di Betlemme, i continui controlli, la gente che ha paura, che è in trappola nel suo stesso paese, che non può muoversi liberamente: come si può vivere in questo modo? Non si vive, si sopravvive. Si resiste, si cerca di rimanere umani e di non piegarsi al male. Non tutti ce la fanno, ma molti sì, anche se di loro non parla nessuno.

Dare voce a chi non ha voce, come invitata Mons. Romero dall’altra parte del mondo. Ed è difficile farlo, assordati come siamo dal rumore devastante dei missili.

Che testo confuso ho scritto. Forse non era ancora il momento di scrivere nulla, perché le idee, i sentimenti e le emozioni sono ancora troppo ingarbugliati per poter mettere insieme parole e pensieri. O forse sbrogliare la matassa è un affare che richiede molto tempo, molta calma, molta… vita.

Anna, 2.I.2009

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