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Archive for the ‘Bosnia e Balcani’ Category

Mi è sempre piaciuto discutere. Non per vis polemica, ma per il desiderio di sviscerare, ragionare, arrivare a sminuzzare, a mettere a nudo una cosa e capirla nelle sue parti costituenti. Capire il come e ragionare sul perché.

Discutere con Giovanni significa esporsi a un giudizio spietato, che fa piazza pulita di quello che pensi essere il fondamento del tuo ragionamento e che richiede di ridiscutere anche quello che pensavi fosse assodato.

E’ faticoso, ma allo stesso tempo è stimolante e interessante.
Perché se è vero che siamo sempre in ricerca, che cresciamo sempre e non siamo mai uguali a quelli che eravamo fino al giorno prima, abbiamo – ho – bisogno di capire se il punto di partenza funziona o meno. E lo posso fare solo con l’aiuto di qualcun altro diverso da me e dal mio universo di riferimento, altrimenti non arriverò mai a toccare le pieghe, talvolta scomode, che lascio da parte.

Non è vero, poi, che siamo così diversi: anche a Giovanni piace discutere e sviscerare, ed è tanto ostinato quanto onesto nel suo ragionare e portare alla luce ogni cosa.

Panorama alpino

Panorama alpino

Oggi mi hanno regalato un libro, si intitola venuto al mondo, di Margaret Mazzantini.
Una storia di Bosnia scritta da un’italiana, ne avevo sentito parlare a Sarajevo da un amico interprete che l’aveva scarrozzata in giro per villaggi e città quando raccoglieva materiale, emozioni, tradizioni, idee allorché si mise in testa di lavorare a quel progetto editoriale.

La quarta di copertina recita

La speranza appartiene ai figli.
Noi adulti abbiamo già sperato, e quasi sempre abbiamo perso.

E’ amara come talvolta è amaro Giovanni e mi ferisce.
Forse, come spesso ferisce la verità.

Anna, 23.XII.08

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Kolibe, Sarajevo, Tilava, Breza, Kravica, Srebrenica.
Che significano Senad, Kanita, Alma, Boban, Jelena, Tijana, Nikolina, Kasim, Sasha, Mila, Jasmina, Cily, Nada, Denis.

Luoghi e volti, paesi e storie, passato e presente.
Futuro.
Per me la Bosnia e la sua gente sono tutt’uno. Non riesco a pensare a un luogo senza associargli un nome, un viso, una storia, un universo di umanità che sono felice di incontrare.

Ogni volta che torno mi sento a casa.
Il tempo non è mai abbastanza, i chilometri sono sempre infiniti, gli imprevisti dietro ogni angolo. Eppure è sempre un’emozione che vivo intensamente.

E’ sempre un’emozione
quando si entra a Sarajevo,
è come quando,
ecco, come tornare a casa,
come tornare a casa per me,
quando arrivo a Sarajevo.

Io non amo la città,
ma quello che ormai rappresenta
Sarajevo, una città sconquassata,
una città dolorante,
però io per città non intendo la città,
bensì i cittadini, ecco,

quando io dico Sarajevo,
dico 300mila persone
con una sola parola: Sarajevo,
che poi sono tutti,
uomini, donne, bambini,
tutte quante queste 300mila persone.

OdO

Anna, 6.XI.2007

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