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Archive for the ‘Poesie’ Category

Fiume, tigre, fuoco

El tiempo es la sustancia de que estoy hecho.
El tiempo es un rio que me arrebata, pero yo soy el rio;
es un tigre que me destroza, pero yo soy el tigre;
es un fuego que me consume, pero yo soy el fuego.
Il tempo è la sostanza di cui sono fatto.
Il tempo è un fiume che mi trascina, ma io sono il fiume,
è una tigre che mi sbrana, ma io sono la tigre,
è un fuoco che mi divora, ma io sono il fuoco.

da Nueva refutacion del tiempo, J.L. Borges

Me l’hanno regalata poco fa. Mi sembra molto bella, al di là di Borges, anche se difficile farla diventare vita, soprattutto in questi periodi in cui sembra che non ci sia il tempo per le cose che lo meriterebbero.

Valga come invito, a essere fiume, tigre, fuoco.

Fuoco

 Anna, 4.XII.2007

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O fortuna

O Fortuna, velut Luna statu variabilis, semper crescis aut decrescis;
vita detestabilis nunc obdurat et nunc curat ludo mentis aciem,
egestatem potestatem dissolvit ut glaciem.
Sors immanis et inanis rota tu volubilis status malus
vana salus semper dissolubilis,

obumbrata et velata mihi quoque niteris;
nunc per ludum dorsum nudum fero tui sceleris.
Sors salutis et virtutis mihi nunc contraria
est affectus et defectus semper in angaria.
Hac in hora sine mora cordum pulsum tangite;
quod per sortem sternit fortem mecum omnes plangite!
Carmina Burana, musicati da Carl Orff

Fortuna - Carmina Burana

Quando sento questo carme penso a Edo.
E un po’ anche a Beppe Grillo, che lo aveva scelto come introduzione a uno spettacolo di mille anni fa: un ingresso quasi apocalittico, con tuoni e fulmini ad accompagnarlo, coperto da un saio di juta grezza.
Edo lo interpreta a modo suo, ho in mente il suo spartito con me che estasiata leggo finalmente le parole di un canto che mi sembrava emissione di suoni senza logica, anche se molto emozionante da ascoltare.

Chissà perché stasera m’é venuto in mente tutto questo.
Non riesco a spiegarmelo.
Eppure c’é un senso per tutto, anche se non lo trovo immediatamente.

Tante cose da fare. Troppe. Vado.

Anna, 26.XI.2007

P.S. io mi tengo la traduzione sottomano…

O Fortuna, cangi di forma come la luna, sempre cresci o cali; l’odiosa vita ora abbatte ora conforta a turno le brame della mente, dissolve come ghiaccio miseria e potenza. Sorte possente e vana, cangiante ruota, maligna natura, vuota prosperità che sempre si dissolve, ombrosa e velata sovrasti me pure; ora al gioco del tuo capriccio io offro la schiena nuda. Le sorti di salute e di successo ora mi sono avverse, tormenti e privazioni sempre mi tormentano. In quest’ora senza indugio risuonino le vostre corde; come me piangete tutti: a caso ella abbatte il forte!

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Amore e morte

A questo oggi ho pensato. All’amore e alla morte.
Ne era piena la Chiesa, dell’uno e dell’altra. Eppure non dovrebbero abitare gli stessi luoghi, o almeno nessuno di noi vorrebbe vederli insieme.
Eppure…

Eppure accade, accade che la vita possa cambiare dall’oggi al domani, che tutto ciò che eri tu non lo sia più, che ciò che avevi se ne vada in un tempo così breve da sembrarti un incubo, che la vita che hai condotto fino a ieri oggi sia diversa. Radicalmente diversa.

Succede ad altri, e tu rimani immobile a osservare. Attonita, commossa, muta.
Muta di fronte a un dolore incommensurabile, e che ancora non ha fatto i conti con il futuro, con ciò che accadrà domani quando quel che è l’incredulità di oggi diverrà la realtà del quotidiano. Di domani, dopodomani, e dei giorni a venire.

Quando ho saputo della morte di questa mamma, mi é subito venuta in mente Giuliana. E il testo di Peguy che aveva chiesto fosse letto il giorno dei suoi funerali.
Oggi in Chiesa ho sentito quella stessa preghiera.

Sono nella stanza accanto
di Charles Peguy

L’amore non svanisce mai.
La morte non è niente,
io sono solo andato nella stanza accanto.
Io sono io. Voi siete voi.
Ciò che ero per voi lo sono sempre.
Datemi il nome che mi avete sempre dato.
parlatemi come mi avete sempre parlato.
Non usate un tono diverso.
Non abbiate un’aria solenne o triste.
Continuate a ridere di ciò che ci faceva ridere insieme.
Sorridete, pensate a me, pregate per me.
Che il mio nome sia pronunciato in casa come lo è sempre stato,
senza alcuna enfasi, senza alcuna ombra di tristezza.
La vita ha il significato di sempre.
Il filo non si è spezzato.
Perchè dovrei essere fuori dai vostri pensieri?
Semplicemente perchè sono fuori dalla vostra vista?
Io non sono lontano, sono solo dall’altro lato del cammino.

Anna, 20.XI.2007

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Lavorare stanca

 

Traversare una strada per scappare di casa
lo fa solo un ragazzo, ma quest’uomo che gira
tutto il giorno le strade, non è più un ragazzo
e non scappa di casa.

Ci sono d’estate
pomeriggi che fino le piazze son vuote, distese
sotto il sole che sta per calare, e quest’uomo, che giunge
per un viale d’inutili piante, si ferma.
Val la pena esser solo, per essere sempre più solo?
Solamente girarle, le piazze e le strade
sono vuote. Bisogna fermare una donna
e parlarle e deciderla a vivere insieme.
Altrimenti, uno parla da solo. È per questo che a volte
c’è lo sbronzo notturno che attacca discorsi
e racconta i progetti di tutta la vita.

Non è certo attendendo nella piazza deserta
che s’incontra qualcuno, ma chi gira le strade
si sofferma ogni tanto. Se fossero in due,
anche andando per strada, la casa sarebbe
dove c’è quella donna e varrebbe la pena.
Nella notte la piazza ritorna deserta
e quest’uomo, che passa, non vede le case
tra le inutili luci, non leva più gli occhi:
sente solo il selciato, che han fatto altri uomini
dalle mani indurite, come sono le sue.
Non è giusto restare sulla piazza deserta.
Ci sarà certamente quella donna per strada
che, pregata, vorrebbe dar mano alla casa.

Da Lavorare stanca, di Cesare Pavese

 

Avevo quindici anni quando ho letto per la prima volta questo testo. Ce lo propose Massimo De Vita, del teatro Officina, a un corso di teatro al Liceo.
Rileggendola con gli occhi di oggi, mi accorgo della distanza che mi separa da quei momenti, in cui faticavo a impararla a memoria e a comprenderne il senso così profondamente melanconico.

Eppure, allora come oggi, sono gli ultimi due versi a stamparmisi chiari e distinti nella mente e nel cuore.

Anna, 11.XI.2007

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Essere pronta,
non vuol dire essere preparata;
non vuol dire aver previsto tutto;
questo è impossibile;
nessuno può farlo.
Essere pronta,
vuol dire accettare la vita
vuol dire andare incontro al nuovo giorno;
tendere le braccia verso la sua ricchezza sconosciuta;
stare di fronte alle ore che vengono, calma e serena;
vuol dire vivere il presente con forza, e coraggio e buona volontà, senza temere il domani,
né quel che accadrà dopodomani; né quel che può accadere in un lontano futuro.
Lézard

Oggi ho ricevuto una lettera di invito per una Partenza scout, da parte di una scolta veneta che è stata a Sarajevo quest’estate al terzo turno, insieme a me.
Nella lettera ci sono molte parole, molti pensieri, un entusiasmo e una vitalità che si proiettano verso il futuro.
Queste di Lézard oggi sono anche per me.

E’ bello pensare alle donne di oggi e di domani come a persone entusiaste della vita.

Anna, 9.X.2007

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Filastrocca impertinente,
chi sta zitto non dice niente;
chi sta fermo non cammina;
chi va lontano non s’avvicina;
chi si siede non sta ritto;
chi va storto non va dritto;
e chi non parte, in verità,
in nessun posto arriverà

Filastrocca impertinente, Gianni Rodari

Gianni Rodari ha scritto tanto per i bambini.
Le Favole al telefono, il barone Lamberto, che c’era sempre due volte
Lo apprezzo molto perché parla ai bambini con amore, ma in maniera diretta, semplice, chiara. E insieme profonda.

Mi piace questo atteggiamento, questo modo di parlarsi.
Amorevole, ma diretto, semplice, chiaro. E insieme profondo.

Anna, 5.X.2007

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Come potremmo dimenticare quegli antichi miti
che stanno all’origine di tutti i popoli, i miti dei draghi
che nell’attimo estremo si tramutano in principesse?

Forse tutti i draghi della nostra vita sono principesse
che attendono solo di vederci una volta belli e coraggiosi.
Forse tutto l’orrore non è in fondo altro che l’inerme,
che ci chiede aiuto.

E allora tu non devi spaventarti
se davanti a te sorge una tristezza,
grande quanto non ne hai mai vedute prima;
se una inquietudine, come luce e ombra di nuvole,
scivola sulle tue mani e su tutto il tuo agire.

Devi pensare che qualcosa accade in te,
che la vita non ti ha dimenticato,
che ti tiene in mano e non ti lascerà cadere.

da Lettere a un giovane poeta, di Rainer Maria Rilke

Il draghetto - di Kinna

Questo testo è sempre bellissimo.

Anna, 3.X.2007

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