Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Viaggi’ Category

Terrasanta

Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?».
Gv 20, 11-15

Ho riletto questo brano del Vangelo di Giovanni nel Santo Sepolcro, un luogo che mi ha ferita per quanto mi ha lasciata priva di emozione. Eppure questo testo ha saputo farsi strada in me, è stato potente, laggiù nella piccola cappellina ricavata nella cava sottostante la chiesa, lontana dal via vai della gente, dalla coda infinita per avvicinarsi alla pietra che ha accolto il corpo di Gesù, dalle contese fra le diverse Chiese.
“Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Una domanda apparentemente semplice, che mi si è impressa nella mente come se fosse rivolta anche a me e non solo a Maria di Magdala. Chi cerco? Chi cerchiamo? Egli è dove io non penso, è ciò che io non comprendo. E piango una mancanza che non è tale.

Le parole del Cardinal Martini sono risuonate più volte in questa settimana.

Voi portate il desiderio di approfondire la fede, la fede e anche la conoscenza dell’Uomo. E portate con voi quello che avete approfondito. Quindi una maggiore conoscenza della fede e dei misteri di Dio, della comprensibilità dei misteri di Dio, di affidarsi e di ciò che c’è dentro nell’Uomo. Quindi è un grande patrimonio che non si può circoscrivere, che poi ciascuno declina a suo modo.
Un po’ vi invidio perché verrei volentieri con voi, ma non è possibile per ora. Inshallah.
Pregherò per voi perché possiate essere attenti, come dice Gesù più volte nei vangeli. Non avete capito, non siete attenti. Avete occhi e non vedete, orecchi e non udite.
Quanta gente non ha nessuna comprensione oppure ce l’ha già fatta, proiettata sugli eventi e non tratta dagli eventi.

Mi rendo conto che tutto ciò che ho letto, ascoltato, visto… piano piano comincia ad acquisire un significato. Nonostante per tutta la settimana mi sia ripetuta continuamente “Beato chi crede senza aver visto“. E mi sono sentita profondamente umana, bisognosa di vedere e allo stesso tempo consapevole che la Fede non è una questione di ragionamento e dimostrazioni.

Noli me tangere

Noli me tangere, Beato Angelico

Essere in Terrasanta durante questi giorni di attacco a Gaza mi ha messo in testa mille pensieri. E come mi è più facile parlare di Terrasanta, per risolvere senza sforzi la distanza che separa la Palestina da Israele. L’ospitalità delle famiglie palestinesi di Gerico, la resistenza delle suore nell’ospedale di Betlemme, i continui controlli, la gente che ha paura, che è in trappola nel suo stesso paese, che non può muoversi liberamente: come si può vivere in questo modo? Non si vive, si sopravvive. Si resiste, si cerca di rimanere umani e di non piegarsi al male. Non tutti ce la fanno, ma molti sì, anche se di loro non parla nessuno.

Dare voce a chi non ha voce, come invitata Mons. Romero dall’altra parte del mondo. Ed è difficile farlo, assordati come siamo dal rumore devastante dei missili.

Che testo confuso ho scritto. Forse non era ancora il momento di scrivere nulla, perché le idee, i sentimenti e le emozioni sono ancora troppo ingarbugliati per poter mettere insieme parole e pensieri. O forse sbrogliare la matassa è un affare che richiede molto tempo, molta calma, molta… vita.

Anna, 2.I.2009

Annunci

Read Full Post »

Riprendo il titolo di un libro di qualche anno fa, scritto dal Cardinal Martini.
Un libro intenso, meditato, bellissimo. Un testo appassionato, straripante di amore per una terra, una città, una Storia, tanti popoli.

Tutte le persone a cui ho detto che andrò in Terrasanta mi hanno aperto il cuore. Un entusiasmo sincero, poche parole espresse e tante che ciascuno si sforzava di trovare, come per dire l’indicibile.
Non si può raccontare, questo l’ho capito da me. E’ un’esperienza da vivere e godere, senza pretendere di poterla trasmettere con poco sforzo: non sono sufficienti le fotografie, i diari di viaggio, i racconti degli incontri. Non si può raccontare qualcosa che si percepisce, ma di cui si ignorano i contorni e le forme.
In molti mi hanno detto che è un luogo che ti entra dentro, e lì rimane.

Ho sempre accostato Gerusalemme a Sarajevo, che da molti è chiamata la Gerusalemme dei Balcani.
E mi è piaciuto, decidendo la route, pensare di fare un ulteriore passo nella conoscenza del mondo dando un significato mio a questo modo di intendere Sarajevo. Pur nelle differenze, che sento a priori fortissime.
Anche Gerusalemme, come già Sarajevo, ti entra nell’anima e ti cambia la prospettiva. Sono curiosa di scoprire quale effetto avrà su di me, oltre che sui ragazzi.

Gerusalemme

Gerusalemme

Manca meno di un mese alla partenza. I ragazzi sono stanchi, noi siamo stanchi: la preparazione, gli autofinanziamenti… tutto ormai e’ compiuto, bisogna andare. E poi tornare per cercare a nostra volta di ripercorrere il percorso di ricerca delle parole per provare a raccontare.
Una terra in cui il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Mai come in questo periodo di Natale risuonano le parole del Vangelo. E poi Betlemme, Gerico, il muro, le difficoltà di una terra martoriata e sofferente.

Ieri è arrivata anche la conferma che aspettavamo: il Cardinal Martini ci riceverà appena prima di Natale, per un incontro di conoscenza e di buon augurio a noi pellegrini che ci apprestiamo a vivere un cammino in Terrasanta. Don Nicola è felice come non l’ho mai visto prima, e devo dire che anche io sono molto contenta. Un legame si è stabilito fra noi e le parole del Cardinale che ci raccontava la sua Gerusalemme durante tutto questo anno di preparazione.

E’ bello poter ricevere da lui un augurio di buona Strada, è un po’ come permettergli di tornare laggiù portandocelo nel cuore e sulle spalle.

Anna, 28.XI.2008

Read Full Post »

Si riparte!

Casa, dolce casa.
Estate intensa e viaggiante, ora sono (finalmente?) tornata a casa e ho preso nuovamente possesso dei miei spazi… Ieri grandi pulizie sul terrazzo, sistemazione dei pochi superstiti, recupero delle agonizzanti e oggi sono passata al piano di sotto. Che poi è casa mia, ma questo è un dettaglio!

Pizza sul terrazzo e foto dell’ultimo giro in montagna, in route in Slovenia. Che paesaggi…

Dal Rif. Valentino Stanica - Monte Triglav - Slovenia

Dal Rif. Valentino Stanica - Monte Triglav - Slovenia

Dalla Bosnia agli Stati Uniti, alla Val Grande, alla Francia, poi di nuovo la Bosnia e infine la Slovenia. Che giro, anche in vacanza ho fatto la pallina impazzita, ma già sapevo di non poter fare altrimenti, sarà forse colpa del DNA o di qualche diavoleria che ho in corpo. Quest’anno mi s’è messo in moto il piccione viaggiatore che ha dormicchiato per un po’ e non sono riuscita a tenerlo a freno.

Ora tutto sta ricominciando, ma mi sto impegnando per avere un ritmo più adatto a chi si vuol godere la vita senza che sia lei a godersi tutto al posto tuo. Sembra una sciocchezza, ma mi sto impegnando già da questi primi giorni. Per ora sono brava, ma all’inizio sono bravi tutti quindi non vale farsi i complimenti adesso!

Dal Rifugio Valentino Stanica... si riparte!

Dal Rifugio Valentino Stanica... si riparte!

Buon anno!

Anna, 2 settembre 2008

Read Full Post »

The Bronx

L’ignoranza è meno lontana dalla verità del pregiudizio.
Denis Diderot

Ho trovato questa citazione di Diderot in giro per la rete e credo che riassuma bene il motivo per cui abbiamo deciso di passare un intero pomeriggio nel Bronx. Nell’immaginario collettivo d’oltreoceano, questa volta intendendo per oltreoceano l’Europa!, riferirsi a un quartiere malfamato, greve e pericoloso significa pensare al Bronx. Almeno, per me è sempre stato così. E allora ci siamo spinte fin nella tana del lupo, per vederlo, questo famigerato Bronx. La curiosità ha lasciato posto al desiderio di conoscere, che forse è sempre curiosità, ma… come dire… più nobile, alla latina. Che cosa sarà mai davvero, questo Bronx?

L’autista simpatico dell’autobus ci ha detto di vivere nel Bronx, Mike che ci ha scorrazzato per Central Park con il risciò ci ha detto di abitare nel Bronx, insomma, gente comune, normale. Sono più di dieci anni che faccio scautismo in un quartiere di Milano che alternativamente mi fa venire in mente Belleville di Parigi e il Bronx di New York… ecco, non potevamo non andarci.

The Bronx

The Bronx

Abbiamo visto… cose che noi umani possiamo facilmente immaginare. Un enorme quartiere popolare, con tantissime case… normali. Palazzi e palazzoni, case più piccole, una nuova Little Italy con un mare di italiani e pasticcerie e ristoranti, uno zoo che si estende per centinaia di ettari, tantissima gente di colore, ma anche portoricani, sudamericani in generale. Famigliole che festeggiavano il compleanno di una bimbetta grigliando salamelle e hamburger (che qui si chiama barbeque, ma è del tutto simile alle grigliate al Parco Lambro!), ragazzi che ballavano in metropolitana e una gang di ragazzotti che parlavano rappando.

E’ giorno, certo. Forse questa sera sarà molto meno friendly e potremmo avere un po’ più paura a girare da sola per queste strade. Oggi pomeriggio, però, non ci ha spaventate.

E ci siamo fatte… due passi nel Bronx. Che è pure l’unico borough che ha l’articolo: grande, eh!

Si va via di corsa, sono già le sei e dobbiamo arrivare fino a East Village perché abbiamo comprato due biglietti per andare a teatro… questa sera siamo di STOMP!
Dopo lo spettacolo altri due passi e andiamo a cena da Katz’s Deli: no, dai, Giulia, non rifacciamo la scena che mi vergogno…

Harry ti presento Sally

Anna e Giulia – July, 3rd 2008

Read Full Post »

Manhattan

Dopo la passeggiata a Battery Park ci addentriamo fra i grattacieli. Non è facile riuscire a capire quanto siano alti, quanti siano, dove comincino, che cosa siano… Camminiamo e siamo sovrastate da una mole immensa che a tratti ci fa ombra, a tratti ci fa vedere che “di là” c’è un sole più alto di quello che immaginiamo.
Il cuore economico di questa città (e non solo il suo…) pulsa in questi palazzi. Ormai, però, lo abbiamo capito: Manhattan è molto di più di Lower Manhattan e dei suoi skyscrapers, al suo interno convivono diverse realtà e diverse anime. Ma questa punta protesa verso l’Oceano ha una potenza notevole, rimaniamo un po’ stordite forse da… dall’eccesso. Tutto è immenso.

Arriviamo a Ground Zero, una tappa che non facciamo volentieri perché il turismo di guerra non c’è mai piaciuto e non abbiamo mai visto di buon grado chi, arrivando per esempio a Sarajevo, si mette a cercare i segni del dolore e delle armi. Lo facciamo ugualmente, forse anche perché non vogliamo cadere nella retorica contraria, di chi volutamente si tiene lontano da ciò che comunque rimane un fatto che va guardato da vicino, soprattutto essendoci, vicine.

Un via vai di mezzi meccanici, ruspe, scavatori… un enorme cantiere a cielo aperto, circondato da cancelli che impediscono un avvicinamento all’area di lavoro. Ecco, sì, un enorme cantiere. Noi siamo abituati qui a vedere i cantieri per i parcheggi sotterranei, ma niente di ciò che ho visto nelle nostre città si può avvicinare a quello che vedo qui. Anche questa voragine, come tutto, è fuori dai nostri standard di riferimento. Arriviamo nei pressi del Centro della Memoria che è stato approntato dalla municipalità e dall’associazione dei familiari delle vittime, però qui non riusciamo proprio a entrare. Non riusciamo ad accettare l’idea di sentire le voci, vedere i volti, rivivere in parte ciò che è stato l’attentato alle Torri Gemelle.

For NYC

For NYC

Noi non le abbiamo mai viste, se non in foto. Eppure ci rendiamo conto che le Torri Gemelle mancano nel panorama di Manhattan. Sia da qui, da “dentro” Lower Manhattan, che ieri dal mare: c’è un vuoto.

Mi tornano in mente i cortometraggi di 11’09”01.

Anna e Giulia – July, 1st 2008

Read Full Post »

Liberty ed Ellis

Le due isolette al largo di Lower Manhattan, Liberty Island ed Ellis Island.
La statua della Libertà fa il suo effetto, forse se fosse in mezzo a qualcosa di commensurabile farebbe ancora più effetto, mentre di fronte all’Oceano è l’immensità della natura a farla da padrona. Non si può ancora salire sulla corona e ci limitiamo a goderci il panorama dal mare. Manhattan non è male anche da qui.
Mi vengono in mente le parole della Canzone per Silvia, anche se la statua è verde, come il rame…

L’America è una statua che ti accoglie e simboleggia, bianca e pura,
la libertà, e dall’alto, fiera, abbraccia tutta quanta la nazione…

Ho visto Nuovomondo qualche mese fa, forse lo scorso anno. E quando sono uscita dal cinema mi sono detta che avrei voluto vederla da vicino, questa Ellis Island dove arrivavano gli emigrati del secolo scorso.

Ellis island

Ellis island

Ellis Island is a place of names. Here millions of immigrants called out theirs for the first time – proud names, long names, names that would twist the tongue – before they stepped ashore onto America’s soil. To most, Ellis Island was an Isle of Hope, a brief stopping point on the way to a better life. To an unfortunate few, it became an Isle of Tears, a place of detention and possible rejection.

Il tour per i turisti è molto didascalico e alla fine anche un po’ noioso perché lungo e talvolta ripetitivo.
Molte delle cose che leggiamo e vediamo illustrate dalle immagini differiscono di poco dalle storie che ho ascoltato dai migranti di oggi. Cambiano forse un po’ di nomi e di luoghi di origine (ma nemmeno poi tanto…) ma si ritrova la stessa disperazione che porta a lasciare casa, la stessa speranza riposta nel nuovomondo, le stesse diffidenze e difficoltà all’arrivo: puoi mantenerti, sei sano, sei pericoloso, perché arrivi, porti potenziali ricchezze o manodopera o sei fonte di problemi. Questo CPT ante litteram almeno aveva dei dottori che facevano visite mediche.

I racconti di mio padre, emigrato dalla Sicilia a Milano, sono talvolta divertenti nel loro essere grotteschi: “affittiamo a tutti, ma non ai meridionali”. Come in Germania, quando il cugino omonimo trovava le scritte “vietano l’ingresso agli italiani”.

Nel Wall of Honour troviamo anche il nome di due Scavuzzo arrivati negli US da qui, Salvatore e Pauline. Mio padre mi dirà poi che si tratta probabilmente di lontani cugini, andati a stare nel Bronx: inviarono alla zietta italiana ben 10 dollari. Andò lui stesso a cambiarli in lire, erano gran soldi allora.

E’ cambiato poco da allora.
Si sono fatti molti progressi, ma i flussi migratori non sono cambiati poi molto.
E non è migliorato il modo di affrontare la questione.

Anna e Giulia – July, 1st 2008

Read Full Post »

Harlem

Harlem, NYC

Harlem, NYC

Domenica ad Harlem, avremmo voluto partecipare alla funzione della Abyssinian Baptist Church, una chiesa metodista nera famosa per il suo coro gospel. Siamo arrivate belle pimpanti, ma la fila era piu’ lunga che agli Uffizi, una concentrazione di bianchi che faceva impressione, in mezzo a questo mare di neri che ti accoglie appena arrivi con la metropolitana. Harlem e’ proprio come nei film, signore enormi con vestiti e cappellini improponibili, ragazzi che giocano a pallacanestro per strada, bimbetti in giro per le vie.

Ci rifugiamo in un’altra chiesa, una funzione varra’ l’altra… delirio! Una roba mai vista, sembrava di essere in una candid camera, con una cicciona capocoro che cantava come una gallina strozzata.

Dopo una lunga camminata decidiamo di affidarci a un autobus, arriviamo fino al NY City College, sembra di essere nel castello di Hogart… e poi via, bus! Amsterdam Av. non finisce mai, ma poi proseguiamo, proseguiamo, proseguiamo e ci ritroviamo lassu’, a Riverside. Torniamo verso casa, un autista simpatico ci fa fare le turiste con il naso schiacciato contro il vetro davanti, come i bambini. “Ah, italiane! Barcelona?” Ma no, come Barcellona?! E non sai nemmeno il risultato della Finale degli Europei! Va beh, pero’ sei simpatico. E vivi nel Bronx.

Vorremmo andare a casa, ma all’altezza dell 34th ci dice che c’e’ Macy’s…

E allora…

Anna e Giulia – June, 30th 2008

Read Full Post »

Older Posts »